Durata
3 minuti e 45 secondi
Produzione
Roberto Verace
Luogo di produzione
Parigi
Sceneggiatura
Roberto Verace
Musica
Clannad, Trio Pêr Vari Kervarec
Testi
Roberto Verace & Hal
Sinossi
Ce qui reste d’après le temps nasce da immagini fotografiche e video realizzate in Bretagna e da una suggestione più antica: quella della Little Britain, la Bretagna come territorio di passaggi, permanenze e corrispondenze con le altre culture della Britannia e del mondo celtico atlantico.
Da questa origine il lavoro si allontana progressivamente per metaforizzarla. La geografia perde la propria funzione documentaria e diventa uno spazio incerto, attraversato da luoghi, lingue e tempi che sembrano riconoscersi senza necessariamente appartenere gli uni agli altri.
Il trattamento delle immagini nasce da una riflessione sulla pittura di Andrew Wyeth, soprattutto sul rapporto fra precisione e dissoluzione, sulla presenza del non-finito e sulla capacità della materia pittorica di lasciare alcune parti dell'immagine in uno stato di sospensione. Fotografia, disegno, acquerello e gouache vengono così sovrapposti e contaminati, senza cercare di nascondere completamente la natura originaria dell'immagine né di trasformarla integralmente in pittura.
Il procedimento viene applicato anche alle immagini in movimento. Ciò che appare come disegno o pittura può così continuare a muoversi, rendendo instabile il confine fra immagine registrata e immagine ricostruita.
Dentro questo spazio una voce racconta frammenti di una storia: una donna, un bambino, una marea, incontri che potrebbero essere già avvenuti o appartenere a tempi diversi. Francese, bretone, inglese e gaelico attraversano il racconto senza definire una geografia linguistica precisa.
Le immagini non illustrano il testo e il testo non spiega le immagini. Il montaggio stabilisce fra loro legami temporanei, li interrompe e successivamente li ricostruisce; anche la musica interviene come elemento autonomo, non come commento o accompagnamento continuo. È nello spazio lasciato fra questi elementi che il racconto può continuare a formarsi nella percezione dello spettatore.
Rimane così qualcosa della geografia originaria, ma forse soltanto come traccia: un territorio nel quale luoghi, lingue, immagini e tempi diversi continuano a depositarsi gli uni negli altri.
Note